Libertà è usare la propria testa a pieno...
Libertà è la consapevolezza della propria esistenza...
Libertà è poter scegliere...
Un uomo insoddisfatto è prigioniero dei rimpianti dell’ uomo che avrebbe voluto essere e di cui gli è sconosciuta la natura.
lunedì 2 novembre 2009
domenica 1 novembre 2009
28 APRILE 2018
Cara amica mia, compagna di disastri, pasticci e tante avventure, mi manchi. Sono alla milionesima sigaretta dall’inizio di questa cupa giornata e, con i polmoni intasati ed il naso perennemente gocciolante, mi chiedo perché mai, in passato, mi sia inoltrata nel mondo del tabagismo.
Ti ricordi la nostra prima sigaretta? Chiuse nel bagno della scuola, in seconda media, quanto abbiamo tossito. Tossimmo così forte che Splinter, la bidella, ci ha colto in flagrante e spedite immediatamente dal preside.
Oh, “beata gioventù che passa e non torna più!”. Sai, ho riflettuto molto in queste ultime settimane ed ho concluso di essere arrivata all’età in cui ognuno dovrebbe essere indirizzato verso un orizzonte, ed una volta trovato o quasi dovrebbe aver acquisito l’equilibrio necessario ad una trentottenne. Sono vicino agli “anta” e mi rendo conto di non avere marito e di non volerlo, di non avere una casa mia ma di affittarla… Insomma non ho costruito nulla e questo mi conduce ad essere una frustrata!
Mi ricordo che, appena mi sono diplomata, l’ultima cosa che avrei voluto era diventare una segretaria al servizio di un ricco signore senza scrupoli, con le grosse mani pronte a palpare il mio innocuo sedere. Ed ora, eccomi qua con una laurea in filosofia, impiegata in un ufficio, alle dipendenze di un viscido arrivista, spudoratamente miliardario, che non perde occasione per appoggiare le sue mani pelose sulle mie natiche. Sono sempre stata una sognatrice, credevo nella filosofia e mi accorgo che la mia vita di “filosofico” ha ben poco. Sono continuamente tormentata e Bologna è diventata invisibile. Siamo tutti costretti ad incappucciarci e ad indossare mascherine “antismog”. Siamo tutti imprigionati dallo stress, dalla frenesia; tutti abbiamo una gran fretta… io che ho sempre amato il verde, la natura, gli alberi in autunno ed i fiori in primavera…
Ti ricordi la nostra prima sigaretta? Chiuse nel bagno della scuola, in seconda media, quanto abbiamo tossito. Tossimmo così forte che Splinter, la bidella, ci ha colto in flagrante e spedite immediatamente dal preside.
Oh, “beata gioventù che passa e non torna più!”. Sai, ho riflettuto molto in queste ultime settimane ed ho concluso di essere arrivata all’età in cui ognuno dovrebbe essere indirizzato verso un orizzonte, ed una volta trovato o quasi dovrebbe aver acquisito l’equilibrio necessario ad una trentottenne. Sono vicino agli “anta” e mi rendo conto di non avere marito e di non volerlo, di non avere una casa mia ma di affittarla… Insomma non ho costruito nulla e questo mi conduce ad essere una frustrata!
Mi ricordo che, appena mi sono diplomata, l’ultima cosa che avrei voluto era diventare una segretaria al servizio di un ricco signore senza scrupoli, con le grosse mani pronte a palpare il mio innocuo sedere. Ed ora, eccomi qua con una laurea in filosofia, impiegata in un ufficio, alle dipendenze di un viscido arrivista, spudoratamente miliardario, che non perde occasione per appoggiare le sue mani pelose sulle mie natiche. Sono sempre stata una sognatrice, credevo nella filosofia e mi accorgo che la mia vita di “filosofico” ha ben poco. Sono continuamente tormentata e Bologna è diventata invisibile. Siamo tutti costretti ad incappucciarci e ad indossare mascherine “antismog”. Siamo tutti imprigionati dallo stress, dalla frenesia; tutti abbiamo una gran fretta… io che ho sempre amato il verde, la natura, gli alberi in autunno ed i fiori in primavera…
UOMO D'ONORE
Avevo 16 anni e lavoravo al Ramlin da circa un anno, ormai conoscevo molti dei suoi clienti e molti erano diventati miei amici.
Ma quella sera entrò un signore distinto che io proprio non conoscevo, portava i baffi, un barbour verde e aveva gli occhi scuri.
Si sedette al tavolone n°2 nella saletta principale dove c'era il bancone, salutò Angelo ed iniziò a insultare il Berga che, come al solito, era seduto in un cantuccio e parlava da solo.
"ahi iniziamo bene la serata" pensai, ormai ero abituata al Ramlin non c'era mai una serata uguale,potevi passare una serata piacevolissima in armonia con il mondo oppure esperire brutte sensazioni, come trovarti nel bel mezzo di una rissa dove qualcuno spaccava il collo della bottiglia, per non parlare di quando andavi al bagno dopo che c'era passato il Berga, mannaggia che camera a gas...va bè ma questa è un'altra storia.
Comunque, ritorniamo a Pavino perchè è proprio lui il signore sconosciuto e distinto che varcò l'uscio del Ramlin quella sera.
Restò quasi tutta la sera a fare il solitario con le carte e a parlar da solo, fintanto che si alzò e si diresse verso il bancone per chiedere da bere, gli servii da bere mentre si intratteneva a parlare con Angelo che, appostato alla console del cuoco, fabbricava sapientemente i suoi ottimi panini e le sue bruschette favolose, come la Tailandese ragazzi che boooona, in tutti i sensi hi hi hi!
Nel mentre che l'avventore e il proprietario erano impegnati nella loro conversazione, entrarono un gruppo di signori siciliani che sedevano sempre al tavolo n°2, contenta di vederli li salutai ed una volta seduti gli servii da bere.
Quando tornai alla mia postazione, la consolle del barista, Pavino aveva bevuto avidamente la sua bevanda alcolica e mi domandò di serviglierne un altro giro, cosa che feci con solerzia. L'unica cosa che sbagliai con Pavino è di iniziare a dialogare con lui,
( se conosci Pavino lo eviti) parlammo del più e del meno, mi chiese che facevo nella vita a parte il Ramlin e io gli risposi, al che visto che il dialogo è un dare e ricevere, gli girai la domanda e gli chiesi che lavoro facesse...mannaggia alla mia curiosità...i suoi occhi scuri s' infiammarono e iniziò a ordinarmi :"abbassa lo sguardo"io 16 enne strafottente e caparbia gli risposi: " no, io non abbasso lo sguardo, le persone mi piace guardarle dritto negli occhi" e lui: "ti ho detto abbassa lo sguardo, tu non sai con chi stai parlando"...insomma la lotta continuò per circa un'ora, io nel mentre preparavo le bevande e, ad un certo punto, adottai la mia arma migliore: la completa e più totale indifferenza...giusto per fargli capire che non me ne poteva fregà de meno della sua morale da finto uomo d'onore.Questa mossa fece scattare in Pavino la sua rabbia repressa e iniziò a minacciarmi con un pesante e grande posacenere in terraccotta posato sul bancone."ahi" pensai "qui si mette male, questo è grosso, cattivo, incazzato e il posacenere in testa mi sa che non sia un'esperienza piacevole da provare, mannaggia che cacchio faccio adesso ?Ma non potevi farti i cacchi tuoi? Ma che te frega del lavoro che fa sto squinternato!".Nel più totale panico ecco arrivare la musica per le mie orecchie: la voce del mio salvatore che, rivolto a Pavino, imprecò alzandosi dal tavolo: "Tu non sei un uomo d'onore, io sono siciliano e so cosa significa, tu quella ragazza la lasci stare perchè potrebbe essere mia figlia o tua figlia, e le donne non si toccano!",mannaggia sembrava di essere in un film di Sergio Leone,quando la tensione sale e parte la musica dello scontro tra cowboy e così fu; bastò uno sguardo tra i due e scattò la rissa, il mio salvatore catapultò Pavino nell'altra sala a suon di sberle...ragazzi e che sberle...il tale in questione aveva delle mani che sembravano delle pale...meno male che non faceva il ginecologo!
Una volta finito di menare come un tamburo Pavino(con mia immensa gioia...e che cacchio non ne potevo più)il mio salvatore lo mise allerta: " e ricordati tutte le sberle che ti ho dato come monito, perchè la prossima volta non mi fermo, io ora me ne vado ma posso sempre tornare,...ah dimenticavo lascia stare quella ragazza!" io ero senza parole come può un uomo essere così nobile?Azz...le persone non finivano mai di stupirmi. Bè che dire,lo ringraziai calorosamente e, il gruppo dei signori siciliani, si congedò chiedendo scusa del disagio arrecato.
Pavino tornò al bancone , ma ora teneva lo sguardo basso e la coda fra le gambe pensai :"grazie Dio allora la giustizia esiste!",
ma purtroppo a fine serata mi dovetti ricredere.
Mentre Pavino telefonava a qualche compare per farsi venire a prendere, entrò colui che allora era la luce dei miei occhi, ovviamente lui non poteva immaginarselo e io non lo diedi mai da intendere, Robertino il poeta più dolce e carino che abbia mai incontrato, una persona decisamente luminosa e pacifica.
Comunque, andiamo avanti, Robertino accompagnato da Margherita(una sua cara amica) come al solito si sedette al tavolo n°1, quello vicino al bancone, io gli servii da bere e mi sedetti vicino a lui, giusto per sentire un pò di calore dopo tanto freddo, cominciammo a parlare del più e del meno finchè entrarono i due compari di Pavino, grossi e palestrati. Vennero dritti verso di noi, uno di loro afferrò Robertino per la sua lunga coda di cavallo e iniziò a usare la sua povera faccia come un martello sul chiodo, sbattendogliela prepotentemente più e più volte sul tavolo.Purtroppo non ci fu nessun salvatore per lo sventurato Robertino , c'ero solo io che urlavo: "lascialo, poverino ,lascialo...ma che ti ha fatto?", l'aggressore smise di usarlo come un martello e rispose: "niente esiste". I tre compari, Pavino compreso, se ne andarono con un ghigno malefico sul viso.
Eravamo tutti senza parole, Robertino aveva la faccia rossa paonazza e piena di lividi, non guardava più negli occhi nessuno, quanto avrei voluto incrociare il suo sguardo in quel momento! Pensai: "ma allora la giustizia non esiste, tutto questo è così ingiusto."
Un pò di tempo dopo Robertino mi disse:"quella sera non era tanto che ci conoscevamo,ma sei stata l'unica a difendermi, quella sera ho pensato a chi sono gli amici."
Ma quella sera entrò un signore distinto che io proprio non conoscevo, portava i baffi, un barbour verde e aveva gli occhi scuri.
Si sedette al tavolone n°2 nella saletta principale dove c'era il bancone, salutò Angelo ed iniziò a insultare il Berga che, come al solito, era seduto in un cantuccio e parlava da solo.
"ahi iniziamo bene la serata" pensai, ormai ero abituata al Ramlin non c'era mai una serata uguale,potevi passare una serata piacevolissima in armonia con il mondo oppure esperire brutte sensazioni, come trovarti nel bel mezzo di una rissa dove qualcuno spaccava il collo della bottiglia, per non parlare di quando andavi al bagno dopo che c'era passato il Berga, mannaggia che camera a gas...va bè ma questa è un'altra storia.
Comunque, ritorniamo a Pavino perchè è proprio lui il signore sconosciuto e distinto che varcò l'uscio del Ramlin quella sera.
Restò quasi tutta la sera a fare il solitario con le carte e a parlar da solo, fintanto che si alzò e si diresse verso il bancone per chiedere da bere, gli servii da bere mentre si intratteneva a parlare con Angelo che, appostato alla console del cuoco, fabbricava sapientemente i suoi ottimi panini e le sue bruschette favolose, come la Tailandese ragazzi che boooona, in tutti i sensi hi hi hi!
Nel mentre che l'avventore e il proprietario erano impegnati nella loro conversazione, entrarono un gruppo di signori siciliani che sedevano sempre al tavolo n°2, contenta di vederli li salutai ed una volta seduti gli servii da bere.
Quando tornai alla mia postazione, la consolle del barista, Pavino aveva bevuto avidamente la sua bevanda alcolica e mi domandò di serviglierne un altro giro, cosa che feci con solerzia. L'unica cosa che sbagliai con Pavino è di iniziare a dialogare con lui,
( se conosci Pavino lo eviti) parlammo del più e del meno, mi chiese che facevo nella vita a parte il Ramlin e io gli risposi, al che visto che il dialogo è un dare e ricevere, gli girai la domanda e gli chiesi che lavoro facesse...mannaggia alla mia curiosità...i suoi occhi scuri s' infiammarono e iniziò a ordinarmi :"abbassa lo sguardo"io 16 enne strafottente e caparbia gli risposi: " no, io non abbasso lo sguardo, le persone mi piace guardarle dritto negli occhi" e lui: "ti ho detto abbassa lo sguardo, tu non sai con chi stai parlando"...insomma la lotta continuò per circa un'ora, io nel mentre preparavo le bevande e, ad un certo punto, adottai la mia arma migliore: la completa e più totale indifferenza...giusto per fargli capire che non me ne poteva fregà de meno della sua morale da finto uomo d'onore.Questa mossa fece scattare in Pavino la sua rabbia repressa e iniziò a minacciarmi con un pesante e grande posacenere in terraccotta posato sul bancone."ahi" pensai "qui si mette male, questo è grosso, cattivo, incazzato e il posacenere in testa mi sa che non sia un'esperienza piacevole da provare, mannaggia che cacchio faccio adesso ?Ma non potevi farti i cacchi tuoi? Ma che te frega del lavoro che fa sto squinternato!".Nel più totale panico ecco arrivare la musica per le mie orecchie: la voce del mio salvatore che, rivolto a Pavino, imprecò alzandosi dal tavolo: "Tu non sei un uomo d'onore, io sono siciliano e so cosa significa, tu quella ragazza la lasci stare perchè potrebbe essere mia figlia o tua figlia, e le donne non si toccano!",mannaggia sembrava di essere in un film di Sergio Leone,quando la tensione sale e parte la musica dello scontro tra cowboy e così fu; bastò uno sguardo tra i due e scattò la rissa, il mio salvatore catapultò Pavino nell'altra sala a suon di sberle...ragazzi e che sberle...il tale in questione aveva delle mani che sembravano delle pale...meno male che non faceva il ginecologo!
Una volta finito di menare come un tamburo Pavino(con mia immensa gioia...e che cacchio non ne potevo più)il mio salvatore lo mise allerta: " e ricordati tutte le sberle che ti ho dato come monito, perchè la prossima volta non mi fermo, io ora me ne vado ma posso sempre tornare,...ah dimenticavo lascia stare quella ragazza!" io ero senza parole come può un uomo essere così nobile?Azz...le persone non finivano mai di stupirmi. Bè che dire,lo ringraziai calorosamente e, il gruppo dei signori siciliani, si congedò chiedendo scusa del disagio arrecato.
Pavino tornò al bancone , ma ora teneva lo sguardo basso e la coda fra le gambe pensai :"grazie Dio allora la giustizia esiste!",
ma purtroppo a fine serata mi dovetti ricredere.
Mentre Pavino telefonava a qualche compare per farsi venire a prendere, entrò colui che allora era la luce dei miei occhi, ovviamente lui non poteva immaginarselo e io non lo diedi mai da intendere, Robertino il poeta più dolce e carino che abbia mai incontrato, una persona decisamente luminosa e pacifica.
Comunque, andiamo avanti, Robertino accompagnato da Margherita(una sua cara amica) come al solito si sedette al tavolo n°1, quello vicino al bancone, io gli servii da bere e mi sedetti vicino a lui, giusto per sentire un pò di calore dopo tanto freddo, cominciammo a parlare del più e del meno finchè entrarono i due compari di Pavino, grossi e palestrati. Vennero dritti verso di noi, uno di loro afferrò Robertino per la sua lunga coda di cavallo e iniziò a usare la sua povera faccia come un martello sul chiodo, sbattendogliela prepotentemente più e più volte sul tavolo.Purtroppo non ci fu nessun salvatore per lo sventurato Robertino , c'ero solo io che urlavo: "lascialo, poverino ,lascialo...ma che ti ha fatto?", l'aggressore smise di usarlo come un martello e rispose: "niente esiste". I tre compari, Pavino compreso, se ne andarono con un ghigno malefico sul viso.
Eravamo tutti senza parole, Robertino aveva la faccia rossa paonazza e piena di lividi, non guardava più negli occhi nessuno, quanto avrei voluto incrociare il suo sguardo in quel momento! Pensai: "ma allora la giustizia non esiste, tutto questo è così ingiusto."
Un pò di tempo dopo Robertino mi disse:"quella sera non era tanto che ci conoscevamo,ma sei stata l'unica a difendermi, quella sera ho pensato a chi sono gli amici."
Ramlin
Il Ramlin era una bettolaccia storica aperta nella seconda guerra mondiale come osteria, fu chiamata Ramlin perchè il fondatore si chiamava Ramelini che in dialetto novarese diventa Ramlin. Successivamente, negli anni '60, la licenza fu rilevata da Angelo arrivato dritto dritto dalla costa romagnola che la trasformò nella prima birreria della città.
Con qualunque novarese voi parliate, di qualsiasi età ed estrazione sociale, potete star certi che vi parlerà del Ramlin come un posto unico, un posto che aveva un' anima, l'anima pulsante del mondo che vive, spera, respira e sogna...si il Ramlin racchiudeva i sogni ebbri delle persone che lo frequentavano.
Di qui sono passate tutte le generazioni novaresi e tutti i tipi di persone possibili, dall'artista, all'intellettuale, al ricco al povero, al fighetto, all'alternativo, all'operaio al galeotto ecc…
Quando entravi al Ramlin potevi sederti dove volevi, anche con chi non conoscevi anzi sopratutto se non conoscevi chi ti sedeva accanto eri tenuto a parlarci.
Era un posto piccino, piccino ma ricco di cuore il cuore dei suoi avventori.
Al tavolino vicino al telefono, chiamato appunto tavolo telefono, di norma sedevano gli innamorati o quelli che dovevano fumarsi la luce dell'alma che molti chiamano Maria Giovanna, per due motivi: questo tavolo era nascosto in un cantuccio ed aveva una finestra.
Oltre il piccolo corridoio dove si trovavava appunto il telefono, c’era la seconda saletta composta dai tavoli 4,5,6,7 e la toilette, che di norma veniva aperta mentre un povero cliente si stava gustando una fettunta oppure un panino nostrano, rilasciando uno squisito quanto disgustoso olezzo di ….diciamo gabinetto. Rimaneva poi la sala principale quella dove si trovava il bancone bar frontale alla porta d’entrata, e la console del cuoco alla destra dell’entrata costituita da una grande piastra e una specie di forno a legna. In questa saletta c’erano i tavoli 1,2,3, tranne il n° 3 e il telefono, tutti i tavoli del Ramlin erano grandi tavoloni in legno massello corredati da panche altrettanto lunghe, ogni tavolo era pieno di scritte ed incisioni. Parte integrante dell’arredamento era il Bergantin, un pover’uomo schizofrenico quanto innocuo, che sedeva sempre vicino al tavolo n° 3 e scroccava sigarette a chiunque.Compito di Bergantin, chiamato da tutti Berga, era quello di pulire il locale e rifornire i frigo delle bibite, ogni tanto Angelo provava anche a fargli fare da cameriere, ma ahimè con scarsi risultati, dato che invertiva sempre le ordinazioni. In ogni caso Bergantin era un saggio conoscitore del mondo, non c’era capitale che fosse esclusa dalla sua conoscenza, Burundi?Malaysia?Kazakistan? Bè lui la conosceva. Spesso il Berga veniva trattato da molti avventori ubriachi come il buffone, il giullare di corte e diventava preda di pezzi di pane volante o insulti ; lui non reagiva e continuava a parlar da solo…chissà poi con chi e di cosa?
Con qualunque novarese voi parliate, di qualsiasi età ed estrazione sociale, potete star certi che vi parlerà del Ramlin come un posto unico, un posto che aveva un' anima, l'anima pulsante del mondo che vive, spera, respira e sogna...si il Ramlin racchiudeva i sogni ebbri delle persone che lo frequentavano.
Di qui sono passate tutte le generazioni novaresi e tutti i tipi di persone possibili, dall'artista, all'intellettuale, al ricco al povero, al fighetto, all'alternativo, all'operaio al galeotto ecc…
Quando entravi al Ramlin potevi sederti dove volevi, anche con chi non conoscevi anzi sopratutto se non conoscevi chi ti sedeva accanto eri tenuto a parlarci.
Era un posto piccino, piccino ma ricco di cuore il cuore dei suoi avventori.
Al tavolino vicino al telefono, chiamato appunto tavolo telefono, di norma sedevano gli innamorati o quelli che dovevano fumarsi la luce dell'alma che molti chiamano Maria Giovanna, per due motivi: questo tavolo era nascosto in un cantuccio ed aveva una finestra.
Oltre il piccolo corridoio dove si trovavava appunto il telefono, c’era la seconda saletta composta dai tavoli 4,5,6,7 e la toilette, che di norma veniva aperta mentre un povero cliente si stava gustando una fettunta oppure un panino nostrano, rilasciando uno squisito quanto disgustoso olezzo di ….diciamo gabinetto. Rimaneva poi la sala principale quella dove si trovava il bancone bar frontale alla porta d’entrata, e la console del cuoco alla destra dell’entrata costituita da una grande piastra e una specie di forno a legna. In questa saletta c’erano i tavoli 1,2,3, tranne il n° 3 e il telefono, tutti i tavoli del Ramlin erano grandi tavoloni in legno massello corredati da panche altrettanto lunghe, ogni tavolo era pieno di scritte ed incisioni. Parte integrante dell’arredamento era il Bergantin, un pover’uomo schizofrenico quanto innocuo, che sedeva sempre vicino al tavolo n° 3 e scroccava sigarette a chiunque.Compito di Bergantin, chiamato da tutti Berga, era quello di pulire il locale e rifornire i frigo delle bibite, ogni tanto Angelo provava anche a fargli fare da cameriere, ma ahimè con scarsi risultati, dato che invertiva sempre le ordinazioni. In ogni caso Bergantin era un saggio conoscitore del mondo, non c’era capitale che fosse esclusa dalla sua conoscenza, Burundi?Malaysia?Kazakistan? Bè lui la conosceva. Spesso il Berga veniva trattato da molti avventori ubriachi come il buffone, il giullare di corte e diventava preda di pezzi di pane volante o insulti ; lui non reagiva e continuava a parlar da solo…chissà poi con chi e di cosa?
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